Piccola guida incarnata per chi vuole sentirsi – non solo capirsi.
1. “Somatica”, davvero: non un condimento trendy
Sì, lo so: oggi tutto è “somatico”. Yoga somatico, coaching somatico, persino business somatico.
La parola sembra prezzemolo – profuma ovunque, ma a volte copre il sapore del piatto.
Per me, invece, somatico è un invito radicale: passare da “ho un corpo” a “sono un corpo”.
Non un’etichetta glamour, ma una pratica di realtà.
2. Cosa rende “somatico” un movimento?
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- Consapevolezza sensoriale – senti davvero la pressione del piede, il peso della voce, la qualità del respiro.
- Movimento intenzionale – niente ripetizioni meccaniche: ogni gesto nasce da un perché.
- Mente & corpo in dialogo – emozioni, posture, memorie: tutto comunica, niente è separato.
- Auto-regolazione – il corpo non va “aggiustato”, va messo in condizione di riorganizzarsi.
- Processo esperienziale – la teoria è utile, ma il cambiamento avviene quando lo senti nella carne.
«Unire mente e corpo non è un trucco antistress: è il fondamento di essere umani.»
— una me citata da me, a futura memoria
3. Perché non esistono “esercizi somatici” (in senso stretto)
“Esercizio” fa pensare a un protocollo da replicare “10 × 3 serie”.
Nella pratica somatica, qualsiasi gesto può diventare somatico se lo attraversi con attenzione:
portare una tazza alle labbra, disegnare una spirale con la mano, camminare in silenzio.
Ciò che conta è cosa stai sentendo, non cosa “dovresti” sentire.
(E no, non vale immaginare di sentire: deve vibrare davvero, sotto la pelle.)
4. Un salto nella storia (in breve e senza sbadigli)
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- Anni ’20 – Elsa Gindler (Berlino) e Mabel Todd (New York) parlano di education of movement quando “wellness” era ancora una parola in pigiama.
- Moshe Feldenkrais porta il concetto di “organizzare sé stessi nel movimento”.
- Thomas Hanna conia finalmente la parola somatics.
- Passano da Esalen: Ida Rolf, Fritz Perls, Peter Levine… e metà della psicologia umanistica.
Risultato: un giardino di metodi, tutti con un unico seme – sentire per trasformare.
5. Benefici (quelli veri, non da brochure)
Piano | Cosa potresti notare |
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Fisico | Schiena meno polemica, respiro che si allunga, articolazioni più curiose. |
Emotivo | Tensione che scende dal 7 al 3, ansia che trova porte d’uscita, sonno che bussa prima. |
Cognitivo | Focus più nitido, idee che arrivano dal basso ventre (sì!), meno rumore di fondo. |
Identità | Immagine corporea più morbida, senso di “abitare casa tua” invece di affittarla a giornata. |
6. Avvertenza (affettuosa ma schietta)
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- Guardare video random “somatic exercises” va bene per curiosare, non per un cambiamento profondo.
- Serve una guida capace di tenere il campo: psicoterapia corporea, educazione somatica, neuroscienze applicate.
- Se cerchi risultati duraturi, scegli professionisti che conoscono la neuroplasticità e sanno dosare esperienza, integrazione e sicurezza.
7. Come porto la somatica nei miei percorsi
Io, Francesca, la intreccio così:
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- Bodywork Lomi® – il tocco consapevole che dialoga con parola e respiro.
- Pilates Somatico – precisione + poesia del gesto, perché l’esercizio diventi esperienza.
- SomaZen® – meditazione che danza, per far cantare diaframma e pelle.
- Pilates Bioenergetico® – radicamento, rilascio emotivo e pieni polmoni.
(Se vuoi curiosare, ogni titolo è un link pronto a condurti.)
8. Domande frequenti (Schema FAQ)
Serve esperienza di movimento?
No. Serve curiosità e la voglia di smettere di “fare ginnastica” per iniziare a sentire.
È adatto se ho dolori cronici?
Spesso sì, perché lavoriamo senza forzare. Prima valutiamo insieme la tua storia (e la tua schiena).
9. Il passo successivo
Vuoi conoscere da vicino come la somatica può trasformare il tuo quotidiano?
Scrivimi su WhatsApp: fissiamo una mini-consulenza gratuita e capiamo qual è il percorso che parla al tuo corpo, qui e ora.
(Articolo originale di Francesca Toscano – Educatrice Somatica e Counselor in Somatic Gestalt)