Il lavoro sensoriale come fondamento del mio approccio
C’è un punto, nel lavoro con il corpo, in cui le istruzioni non bastano più.
Un punto in cui il gesto corretto, l’allineamento, la sequenza precisa smettono di essere sufficienti a generare trasformazione.
È lì che inizia il lavoro sensoriale.
Il corpo non è un oggetto da allenare
Nel mio approccio il corpo non è qualcosa da aggiustare, correggere o portare a una prestazione migliore.
Il corpo è un sistema vivo di percezione, memoria, regolazione e relazione.
Quando una persona entra in una mia lezione o in un percorso individuale, non porta solo una postura, un dolore o una richiesta funzionale.
Porta una storia corporea.
Porta un modo di sentire.
Porta, spesso senza saperlo, un sistema nervoso che ha imparato a proteggersi.
Il lavoro sensoriale è il linguaggio con cui entro in dialogo con tutto questo.
Lavoro sensoriale o percettivo?
Scrivo lavoro sensoriale perché è una formula semplice, accessibile, immediata.
Ma ciò di cui parlo è, più precisamente, un lavoro sensoriale–percettivo.
I sensi non sono solo canali che ricevono stimoli dall’esterno.
Sono il modo attraverso cui il corpo percepisce se stesso, si orienta, si regola, prende decisioni.
Quando lavoro sul piano sensoriale, lavoro sulla percezione:
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di ciò che accade dentro
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di come mi muovo nello spazio
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di come entro in relazione
La percezione è il ponte tra corpo e presenza.
Ed è da qui che inizia il mio approccio.
Cosa intendo per lavoro sensoriale
Lavorare sul piano sensoriale significa riportare attenzione alle sensazioni primarie:
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il peso del corpo
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il contatto
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il respiro
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il tono muscolare
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il ritmo
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lo spazio interno ed esterno
Non è un lavoro mentale.
Non è un esercizio di concentrazione forzata.
È un ritorno graduale all’esperienza diretta.
Quando una persona inizia a sentire davvero, qualcosa cambia:
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il controllo si ammorbidisce
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la respirazione si organizza
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il movimento diventa più economico
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l’ascolto prende il posto dello sforzo
Allenare i sensi: tornare alla presenza
Allenare i sensi non significa iperstimolare.
Significa riattivare una capacità naturale che spesso è stata silenziata.
Viviamo in contesti che privilegiano la mente, la velocità, la prestazione.
Il corpo, per adattarsi, impara a ridurre la sensibilità:
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sentiamo meno il peso
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respiriamo in modo parziale
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perdiamo contatto con le sensazioni sottili
Questo non è un errore.
È una strategia di sopravvivenza.
Il lavoro sensoriale non forza l’apertura.
La accompagna.
Attraverso pratiche tattili, uditive, visive, olfattive e propriocettive, il corpo viene invitato a ri-sentire.
Quando i sensi si riattivano:
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la presenza aumenta
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il qui e ora diventa accessibile
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il corpo torna a essere una risorsa
Sentire di più non significa sentire troppo.
Significa avere più informazioni per scegliere.
Perché inserisco pratiche sensoriali nei miei corsi
Inserisco pratiche sensoriali perché il corpo ha bisogno di sicurezza prima di potersi trasformare.
Molti arrivano con corpi rigidi, iperattivi o spenti.
Corpi che hanno imparato a trattenere, a controllare, a resistere.
Il lavoro sensoriale crea un contesto in cui il sistema nervoso può:
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rallentare
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orientarsi
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riconoscere i confini
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sentire appoggio
Solo da qui il movimento diventa realmente efficace.
Solo da qui il lavoro posturale, bioenergetico o espressivo può essere integrato.
Sentire, percepire, scegliere
Quando i sensi sono attivi, la percezione si affina.
E quando la percezione è più chiara, la scelta diventa possibile.
Se sento, posso distinguere:
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ciò che mi nutre da ciò che mi affatica
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ciò che è troppo da ciò che è sufficiente
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ciò che è autentico da ciò che è imposto
Questo vale nel movimento come nella vita.
Nel mio approccio, sviluppare la sensibilità corporea significa restituire alla persona potere percettivo.
Non insegno a muoversi “meglio”.
Creo le condizioni perché ognuno possa scegliere come muoversi, momento per momento.
Sensazione prima del movimento
Nel mio approccio la sensazione precede il gesto.
Non chiedo di “fare bene”.
Chiedo di sentire cosa accade mentre si fa.
Questo cambia radicalmente l’esperienza:
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il movimento non viene imposto
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la correzione non è esterna
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l’apprendimento nasce dall’interno
Il corpo, quando viene ascoltato, sa autoregolarsi.
Il mio ruolo è creare le condizioni perché questo possa accadere.
Un approccio che attraversa tutte le mie proposte
Il lavoro sensoriale è il fondamento comune di:
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rieducazione posturale somatica
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pilates somatico e bioenergetico
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SomaZen – meditazione in movimento
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percorsi di counseling a mediazione corporea
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bodywork Lomi
Cambia la forma, cambia l’intensità, ma la radice resta la stessa:
abitare il corpo prima di chiederli di cambiare.
Un lavoro accessibile, non elitario
Il lavoro sensoriale non è riservato a chi “sa sentire”.
È accessibile a chiunque abbia un corpo.
Non richiede flessibilità.
Non richiede esperienza.
Richiede solo disponibilità all’ascolto.
È spesso proprio chi sente di “non sentire nulla” a trarne il beneficio più profondo.
Tornare a casa
Per me il lavoro sensoriale è, in ultima analisi, un ritorno.
Ritorno al corpo come luogo abitabile.
Ritorno a una presenza meno performativa e più autentica.
Ritorno a una relazione più gentile con sé.
È da qui che nasce il mio approccio.
Ed è da qui che accompagno ogni persona che incontro nel lavoro.
